mercoledì 28 dicembre 2011
Case recuperate
lunedì 12 dicembre 2011
Tutti a Venezia - 2. Sensi
Pernottiamo in un modesto hotel tra la stazione ferroviaria e il Ponte delle Guglie. Per raggiungere i Giardini dobbiamo nuovamente attraversare la città, fino a raggiungere la coda del pesce-Venezia. Cambiamo itinerario rispetto a ieri, attraversando Piazza San Marco e percorrendo Riva degli Schiavoni.
“Ci sono troppi eventi tutti insieme, poi per settimane la città è un mortorio” si lamentava poco fa alla reception un amico del portiere. In realtà i manifesti affissi ai muri fanno intuire un certo fermento; d’altra parte ci pensano gli universitari a tenere viva una città che nel complesso si sta spopolando e la cui età media si sta notevolmente innalzando. Le condizioni di vita a Venezia non sono semplici e le giovani coppie preferiscono andare a vivere in luoghi più comodi.



Ho capito di non essere particolarmente recettivo verso l’arte contemporanea: tendo spesso a voler trovare un senso, anche se tante cose – come dice la famosa canzone prediligendo la metrica alla grammatica – un senso non ce l’ha. Oppure, all’opposto, cerco un’alterazione dei sensi; come ho già avuto modo di dire, diverse installazioni sono efficaci da questo punto di vista. Devo però ammettere che la buona parte delle opere mi lascia indifferente. In ogni caso preferisco la semplicità di certe immagini fotografiche, mentre non mi piace la provocazione fine a se stessa di scene di mutilazioni corporali o l’ostentazione di genitali e masturbazioni varie, tutta roba vecchia che ormai non scandalizza più nessuno. Apprezzo le opere che sbeffeggiano i potenti; guardo divertito due giovani ragazze che calpestano i volti dei politici
incisi sul pavimento del padiglione norvegese, accanendosi in particolare su Berlusconi. Indignate anche loro?venerdì 9 dicembre 2011
Tutti a Venezia - 1. La bellezza e l'indignazione
Credo che tutti noi siamo stati per la prima volta a Venezia in occasione di qualche gita organizzata, scolastica o meno. Dopo i viaggi romantici degli anni scorsi – e già parliamo della successiva fase di vita, quando le gite a Venezia assumono un altro significato – oggi torniamo nella città lagunare in compagnia. Come accade puntualmente ogni due anni, Fausto ci ha proposto la visita della Biennale di Arte Contemporanea; finora abbiamo sempre declinato l’invito, ma quest’anno abbiamo deciso di unirci alla spedizione.
Non appena il profilo di Venezia ci appare dal Ponte della Libertà – complice il risveglio di Barbara e del suo proverbiale entusiasmo - il clima diventa davvero quello allegro dei gitanti di quella vecchia canzone di Paolo Conte. Appena usciti dalla stazione di Santa Lucia poi lo stupore infantile che ci colpisce è ancora quello della prima volta.
Per arrivare alla Biennale dobbiamo attraversare la città, entrando subito nell’atmosfera veneziana tra calli, campi, campielli, sotoporteghi, fondamenta, salizade. Nei pressi di Campo Paolo Sarpi l’incontro inatteso: Mauro e Cristiana con la piccola Sofia! Sono di passaggio, vengono da due conferenze a Trieste e Mestre e stanno per andare a Cremona dai parenti di Mauro. Domani ripartiranno per l’Albania. Divisi come sono tra Scutari, Cremona, Roma e i vari incontri in giro per l’Europa, è proprio una strana coincidenza incontrarsi qui!
Dopo San Zanipolo inizia una zona della città meno frequentata dai turisti, che abbiamo avuto modo di apprezzare qualche anno fa, quando abbiamo pernottato vicino a Campo Do Pozzi.



Eccoci alla Biennale; l’ingresso non è economicissimo - 20€ con possibilità di riduzioni – ma le zone espositive sono immense e diffuse in tutta la città. Le sedi principali sono quelle dei Giardini e dell’Arsenale, dove ci troviamo adesso; un complesso spettacolare, che insieme alle opere esposte è parte integrante della nostra visita. Mi aggiro tra le opere come una specie di alieno, complice la mia ignoranza in materia di arte contemporanea,
ed il mio commento più frequente è “…mah…”. Forse non ci sono opere che mi colpiscono particolarmente, ma le suggestioni sensoriali di alcune installazioni sono interessanti. I padiglioni dedicati alle singole nazioni sono quelli che apprezzo maggiormente, anche se quello italiano soffre la presenza debordante della figura di Vittorio Sgarbi, curatore di questa sezione.
Oggi è la giornata degli Indignados, che nelle città di numerosi paesi del mondo hanno indetto manifestazioni di piazza. Venezia non è tra queste, anche se noi partecipiamo idealmente. D’altra parte i motivi per indignarsi non mancano nemmeno qua. Per esempio, le gigantesche navi da crociera che arrivano fin di fronte a Piazza San Marco, danneggiando la città col moto ondoso da esse originato. Se Venezia – come canta Guccini – muore appoggiata (ma io direi pure sprofondata) sul mare, è anche a causa loro, e forse vietarne l’ingresso in laguna doveva essere una priorità rispetto ai miliardi spesi nella costruzione del Mose.





Personalmente mi indigna pure il piatto di polenta e schie (gamberetti tipici della laguna) che mangio dalle parti di Santa Maria dei Miracoli. Forse era meglio fermarsi dove abbiamo preso un aperitivo accompagnato dai tipici cicchetti veneziani. Ma nella notte, camminando per le calli perso nell’ebbrezza del vino, cerco di non pensarci, aggrappandomi a tutta la bellezza che c’è intorno per non perdere l’equilibrio. Venezia rimane la migliore installazione.

sabato 3 dicembre 2011
In groppa al Monte Capra
Strada statale della Val Trebbia, all’altezza di Due Bandiere. Il mare dei piacentini (ma anche un po’ dei cremonesi, che vengono a rinfrescarsi nelle sue acque le domeniche d’estate), scorre un centinaio di metri più in basso, alla nostra destra. Il cielo è terso ma la temperatura nei giorni scorsi si è abbassata, ponendo fine a quest’estate che si è inaspettatamente prolungata fino ad inizio ottobre. Infatti non siamo qui per fare il bagno, ma per una camminata appenninica.
A Perino deviamo verso la valle omonima, salendo per stradine sempre più strette, fino alla località Aglio. Qui inizia la nostra salita sul Monte Capra, che – tra cavalli che pascolano in libertà - ci offrirà l’occasione per fare scorta di bacche di ginepro ed altri prodotti della terra, ma soprattutto ci consentirà di apprezzare la vista che spazia fin sulle Alpi, mostrandoci la Pianura Padana per quello che è; nient’altro che un’altra valle, racchiusa tra due catene montuose, che prima o poi arriva pure al mare.
In groppa al Monte Capra, cavalcando la sua rocciosa spina dorsale, gli Appennini intorno a noi sono un’infinità disordinata di vette, creste, valli e coste, molte delle quali ancora da esplorare. E la noia ci sembra un’idea lontana.

mercoledì 30 novembre 2011
Io non sono qui
Distribuisco i cubetti di formaggio sul primo strato di impasto, già sistemato nella teglia, poi stendo il secondo strato premendo bene ai margini con le dita per chiudere la mia focaccia di Recco. Il tempo di completare l’opera sarà sufficiente per terminare la cottura della torta di mandorle nel forno. Intanto la salsa di noci per condire la pasta è già pronta. Stasera abbiamo ospiti, ed il menù sarà un omaggio a Lunigiana e Levante ligure, le terre devastate dall’alluvione delle settimane scorse. Le immagini dei fiumi di fango che invadono le vie di Vernazza e Monterosso sono state un colpo al cuore. Genova, le Cinque Terre, la Val di Vara, la Lunigiana… in questo blog abbiamo parlato in diverse occasioni di queste zone. Solo un paio di settimane prima le abbondanti piogge avevano causato un morto a Roma, mentre è di pochi giorni fa la notizia di tre morti nel messinese, travolti da fiumi di fango proprio come in Liguria e Toscana. Cambiamenti climatici, cementificazione selvaggia, abbandono del territorio… queste tragedie purtroppo hanno ben poco di naturale.
Ma torniamo in cucina. Che, come avrete capito, è una delle nostre passioni. Ed è anche un modo di viaggiare. Quando sono lontano da casa mi piace acquistare dei ricettari locali; così come mi piace, una volta tornato, cercare ricette tipiche in rete per riproporle agli amici. Così, quando il panorama dei palazzoni dalla porta-finestra del nostro appartamento di Via Antica Porta Tintoria inizia a farsi monotono o opprimente, mi ripeto: “io non sono qui”. Preparo un horatiki (la classica greek salad) e sono sotto il pergolato di una casa bianca in qualche villaggio di Cefalonia. Mangio un gattò aretino e sono in una trattoria del centro storico di Arezzo. Preparo l’impasto per una puccia e sono in un paese dell’entroterra salentino. Se voglio tornare a vivere l’atmosfera di quest’estate e sentirmi come nei Balcani mi gusto dei ćevapčići. Coerentemente con lo spirito di questo blog viaggiamo anche spostandoci di pochi chilometri, andando alla ricerca di vecchie ricette cremonesi; e chissà che ne sarà, di questa ricerca.
Ma prima della stagione delle grandi piogge che hanno sommerso l’Italia e delle tempeste finanziarie che si sono portate via (questa volta speriamo per sempre) il premier Berlusconi, abbiamo approfittato del clima mite e ci siamo concessi ancora qualche piccolo viaggio…
sabato 19 novembre 2011
Tra Quarnaro ed Istria via terra e via mare - 15. Al posto di guida
Anche Trieste, tappa fissa quando capitiamo da queste parti, ci accoglie col suo lato peggiore; la periferia a sud della città, con le sue strutture portuali e le sue aree industriali dismesse e certi orrendi edifici residenziali. Ma una volta parcheggiata l’auto e sfuggiti al delirante traffico veicolare che attanaglia il centro storico ci caliamo immediatamente nell’atmosfera di questa città, i cui caratteri peculiari sono troppo complessi per essere racchiusi in poche righe. Rimandiamo perciò ai tanti autori – giornalisti, poeti, scrittori – nati in questa terra, che hanno sapientemente raccontato Trieste e il Carso al grande pubblico; oltre ai già citati Rumiz e Pahor e al triestino d’adozione Tomizza, aggiungo tra gli altri (e in ordine sparso) Italo Svevo, Scipio Slataper, Umberto Saba, Claudio Magris, Mauro Covacich.martedì 15 novembre 2011
Tra Quarnaro ed Istria via terra e via mare - 14. La grande e la piccola storia
Ma il miglior consiglio che posso dare è di venirla a visitare, questa terra stupenda. Per esempio gustandosi una gibanica (tipico dolce a base di semi di papavero e mele) e poi passeggiare per Parenzo – Poreč in croato - cittadina di origine romanica (come sta a testimoniare il nome della strada che attraversa il centro cittadino: Ulica Decumanus, con chiaro riferimento all’antico decumano). Camminando tra negozi di souvenir e gioiellerie, assistendo agli spettacoli improvvisati dei gelatai giocolieri che si lanciano le palline da un lato all’altro della piazzetta o che servono i coni ai bambini con dei giochi di prestigio, con un occhio in basso per non scivolare sulla lucida pavimentazione del decumano ed uno in alto per guardare i bei palazzi di gusto veneziano con le loro caratteristiche bifore. Visitando la magnifica Basilica Eufrasiana con i suoi mosaici e salire sul campanile per godersi il panorama.
mare. Fa ancora caldo, ma non è quello torrido dei giorni scorsi. E c’è ancora in giro parecchia gente, decisamente più di quanto pensavamo. La signora Angela, impiegata nella sede centrale della holding che possiede i campeggi Lanterna e Solaris, ci ha detto che domenica scorsa il Lanterna ha registrato un migliaio di presenze in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. I turisti hanno comunque iniziato a calare. Anche per noi il rientro appare ormai prossimo ed inevitabile. Intanto i bambini giocano spensierati alla luce dell’ultimo sole ed i genitori vigilano rilassati. E’ bello fermarsi a guardarli.
sabato 12 novembre 2011
Tra Quarnaro ed Istria via terra e via mare - 13. Qualcosa che somiglia alla felicità
Ecco il porto di Brestova, ecco l’Istria, corteggiata a lungo durante questo viaggio ed ora terra sotto i nostri piedi. Percorriamo la costa fino al fiordo di Plomin, poi ci dirigiamo verso l’entroterra. Ci fermiamo a Beram, poco distante da Pazin (Pisino); ero già stato qui qualche anno fa con i miei genitori ed avevamo visitato una chiesetta in mezzo al bosco, caratterizzata dalla presenza di interessanti affreschi. Oggi invece lo scopo della nostra sosta è un pranzo a base di specialità istriane; ci sediamo sotto il portico di un ristorante, accolti da un intenso profumo di tartufi, ed ordiniamo due piatti di fuzi (tipica pasta locale) al ragù di cinghiale.martedì 8 novembre 2011
Tra Quarnaro ed Istria via terra e via mare - 12. Italiani partiti, cornetti finiti
La mostra fotografica avente come tema portante l’acqua sul lungomare di Mali Lošinj ci fa venire ancora voglia di mare, nonostante il cielo oggi non sia limpidissimo e da qualche giorno il vento stia soffiando in continuazione sull’isola. Altri segnali di un agosto che sta per andarsene (“italiani partiti, cornetti finiti” si è sentita dire Sara dal cameriere di un locale dove voleva fermarsi a fare colazione).
Attraversiamo la penisola di Čikat, camminando dapprima in una zona di grosse strutture turistiche di fine ‘800 – inizio ‘900 in stato di abbandono, poi tra campi di calcio e di tennis di più recente realizzazione. Riprendiamo la camminata dove l’abbiamo interrotta ieri pomeriggio, tra le tante calette con vista sugli isolotti che circondano Lussino, meta delle gite in barca organizzate che quotidianamente partono da Mali Lošinj e Veli Lošinj.
Qui tutto sembra più dolce che a Cres: la vegetazione, i rilievi dell’entroterra, le stesse costruzioni (vedi ad esempio le palazzine liberty che caratterizzano questo tratto di costa). Ma confesso che mi manca l’aspetto selvaggio di Cherso, le sue pietraie, lo scampanio delle capre che si diffonde tra gli ulivi, le vecchie costruzioni in pietra, l’atmosfera più raccolta della città di Cres.
La camminata prosegue tra la pineta e gli scogli, dove non è infrequente imbattersi in uomini e donne che si aggirano come mamma li ha fatti, anche al di fuori dei numerosi campeggi e spiagge per naturisti. Quella del naturismo lungo le spiagge della ex-Jugoslavia è una lunga storia; una particolare influenza l’ebbe il re britannico Edoardo VIII, che insieme alla famiglia amava fare il bagno nudo in una spiaggia dell’isola di Rab. Fin dagli anni ’30 infatti le spiagge croate sono meta prediletta dei naturisti, in particolar modo tedeschi ed austriaci.
Con il vento che c’è, a noi di mostrare le pudenda non passa nemmeno per la testa; anzi, fatto l’ultimo bagno ci rivestiamo e attraverso la pineta rientriamo a Lussinpiccolo, dove acquistiamo una conchiglia dipinta a mano su una bancarella improvvisata lungo la strada da una bambinetta bionda, facciamo un aperitivo con malvasia istriana ed acquistiamo cornetti e savijača (strudel) per la colazione di domani.
Un coro folkloristico locale ravviva la serata nella centralissima Trg Republica Hrvatska, là dove si incontrano i lungomari che percorrono i due versanti della baia. In giro c’è meno gente rispetto alle serate scorse. Ma l’estate non è ancora finita e la vita a Mali Lošinj prosegue. Venerdì sera sono attesi i Psihomodo Pop, un celebre gruppo rock attivo fin dai tempi dell’ex-Jugoslavia. Ma noi non saremo più qui. Domani lasceremo Lussino. Anche per noi quelli di oggi erano gli ultimi cornetti.
martedì 1 novembre 2011
Tra Quarnaro ed Istria via terra e via mare - 11. Triathlon balcanico
Lussinpiccolo, 28/8/2011
La quiete dei vicoli interni di Lussinpiccolo è decisamente in contrasto con la vita del lungomare. Saliamo fino alla chiesa di Sv. Marija e alle rovine del castello (non visitabili), poi torniamo sul lungomare per noleggiare due biciclette. Anche intorno a Mali Lošinj ci sono parecchi itinerari ciclopedonali; seguiamo uno di questi ed arriviamo sulla penisola di Čikat, a sud della città. Qui verso fine ‘800 il botanico lussignano Ambroz Haračić piantumò un fitto bosco, che oggi ci offre riparo dal sole (anche se la giornata è ventilata ed il caldo è più accettabile rispetto ai giorni scorsi). La penisola offre numerose calette in cui fermarsi a nuotare; dopo la camminata di stamattina e la pedalata di poc’anzi, ecco completato il nostro triathlon balcanico.
Digressione sul burek (che poi sarebbe il mio pranzo di oggi). Si tratta di una pasta sfoglia ripiena di carne macinata e cipolle, oppure di formaggio o di spinaci, diffusa con differenti denominazioni (pita, lakror) un po’ in tutti i Balcani. Il cantante bosniaco Dino Merlin gli ha pure dedicato una canzone, rendendolo il simbolo della multiculturalità balcanica. Una multiculturalità che nemmeno la guerra è riuscita a eliminare completamente.
Attraversiamo la penisola di Čikat e percorriamo la strada che funge da circonvallazione di Mali Lošinj, tornando sulla costa orientale dell’isola. Da qui è possibile percorrere un altro itinerario ciclopedonale che, tra agavi e mirto, in un susseguirsi di pittoresche calette che chiamano bagni in continuazione, collega Mali Lošinj con Veli Lošinj, ovvero Lussinpiccolo con Lussingrande.
Che, per complicare ulteriormente le cose, è in realtà più piccolo di Lussinpiccolo, così chiamato in iniziale contrapposizione con Lussingrande, che sorse antecedentemente. Così come Mali Lošinj, anche Veli Lošinj sorge in fondo ad una profonda insenatura, ma molto più piccola rispetto alla città principale dell’isola. Tutto qui è più raccolto, e l’atmosfera da villaggio, contrapposta a quella di una cittadina come Lussinpiccolo, ci affascina maggiormente, tanto che decidiamo di tornare per la cena.
L’agnello, specialità delle isole di Cherso e Lussino, è terminato; ripieghiamo su un classico maialino allo spiedo, accompagnato dal buon rosso della casa. Arrivati al termine della cena abbiamo proprio bisogno di una grappa al miele, un’altra delle specialità che si trovano frequentemente in vendita sui banchetti e tra gli scaffali dei negozi.
La serata a Lussingrande è ventosa, ed il mare, che si insinua nel cuore del centro lussignano, è agitato e scoraggia i turisti a sedersi ai tavolini esterni dei locali più prossimi all’acqua. Le onde si infrangono sugli scogli sotto la konoba e la slastičarnica dall’altra parte della baia, a poche decine di metri da noi. Rimangono le sedie vuote nel buio, come un salotto notturno dopo che gli ospiti se ne sono andati ed i padroni di casa hanno spento la luce e sono andati a dormire. E’ il mese di agosto ormai agli sgoccioli.
Oltre il mare, che stasera è un’agitata distesa nera, luci allineate all’orizzonte, radunate in piccoli gruppetti. Le località della terraferma. E poi, altre luci sparse. Cres, Pag, Rab… Più su, la notte stellata.
Le stelle, forse, non le avremo mai. Ma le luci all’orizzonte, quelle sono decisamente più raggiungibili. E già ci stanno chiamando.





