Copersito (SA), 19/8/2026
Prima della partenza, quando raccontavo che sarei andato in Cilento, una delle risposte tipo era “Davvero! Bellissimo! Vai a Punta Prosciutto! Vai a Torre Lapillo! Vai…” al che interrompevo l’interlocutore e specificavo: Cilento, non Salento. In queste pagine ho scritto più volte di come amo il “tacco”, ma mi sono ripromesso: in agosto mai più. Il problema è sempre lo stesso, e comune a buona parte della popolazione italiana costretta alle ferie agostane (almeno quella che non si accontenta di dormire, mangiare ed andare in spiaggia o fare foto instagrammabili): come evitare la ressa ed affrontare un viaggio che sappia di autenticità? Tematica che andrebbe sviluppata più approfonditamente. Per noi al momento è solo una domanda: riusciremo, almeno in parte, qui in Cilento? La meta ed il programma sono stati scelti anche con questo auspicio.
Altro commento molto gettonato, per chi capiva di cosa si stava parlando: vai a Paestum, merita una visita. Persino mia mamma ieri mi ha inviato le sue vecchie foto di un viaggio fatto nel ‘73, prese dagli album di famiglia. E così, eccoci qui. La prima cosa che colpisce, più ancora che i tre templi rimasti in piedi, è la vastità dell’area archeologica. Comprendendo la visita al museo, tre ore passano come ridere. Da segnalare peraltro che l’ingresso per i bambini è gratuito. Leonardo e Martina sono molto interessati e non si lamentano. L’ora di pranzo arriva presto. Fortunatamente ci troviamo a due passi dal mare e raggiungiamo in pochi minuti l’Oasi Dunale di Paestum.
Tornando al tema dei turisti presenti da queste parti, finora ho sentito pochi accenti settentrionali: un gruppo di bresciani, uno di emiliani. Un po’ di più toscani e romani, qualche straniero, ma la maggior parte sono campani. Devo mettere a fuoco quanti siano i napoletani e quanti gli emigrati locali di ritorno per le ferie estive (mi perdoneranno gli interessati, ma non sono ancora in grado di distinguere perfettamente la cadenza napoletana da quella salernitana, per quanto mi abbiano dato un’infarinata). Alla seconda categoria appartiene la coppia conosciuta in pineta nel pomeriggio: per loro è l’ultima giornata qui, domani ritorneranno nell’hinterland torinese. “Qui il turismo è meno attrezzato rispetto a località come Acciaroli e Palinuro. L’anno scorso ci si è lamentati della scarsa affluenza turistica, ma manca l’offerta”. E penso che chi proviene da un certo tipo di territori a vocazione turistica è condannato a vivere alla ricerca di un difficile equilibrio, quello tra l’orgoglio di mostrare le bellezze della propria terra allo straniero e quello di rifuggire le logiche predatorie, l’affollamento, la barbarie racchiuse in quello che negli ultimi anni ha preso il nome di overtourism.









































