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mercoledì 25 ottobre 2023

Cherso, corsi e ricorsi - 8. Assenti e presenti a Plomin

 Sales (TS), 28/08/2023

L'abbassamento della temperatura e l'arrivo delle nuvole, ampiamente preannunciati, ci aiutano a percepire l'ineluttabilità del momento. Nondimeno, dopo avere salutato i nostri padroni di casa Marjia e Robertino, lungo la strada per Porozine fatichiamo a reprimere una certa tristezza.

Sbarchiamo sulla penisola istriana e l'orario del pranzo si avvicina. Dove fermarsi? La scelta ricade su Plomin, il primo abitato che si incontra quando da Brestova, dopo essere risaliti sulla strada principale, si svolta verso sinistra in direzione Pola.


Il biglietto da visita di Plomin (Fianona in italiano) per chi arriva dall'entroterra, ovvero dalla strada che abbiamo percorso all'andata, non è dei migliori: la ciminiera della centrale a carbone situata in fondo all'insenatura è visibile da diversi chilometri di distanza. Ma questo è solo l'ultimo, cronologicamente parlando, degli eventi che hanno segnato le vicende di questo borgo, sul quale la storia sembra essersi particolarmente accanita.

Plomin è collocato sul versante orientale in fondo ad una profonda insenatura, una sorta di porto naturale che ne ha caratterizzato le fortune, fino a quando le rotte commerciali non hanno preso altre vie. Ad oggi il porto è ancora attivo e ben visibile dall'alto del borgo, ma ha perso l'importanza che aveva un tempo.


Al declino ha poi contribuito l'esodo della gran parte della popolazione italiana nel secondo dopoguerra, per le ben note vicende storiche. Oggi, entrando nel centro storico di Fianona e camminando tra le case in pietra, quasi tutte abbandonate e diroccate, la sensazione che provo è contrastante: lo trovo al tempo stesso un posto bellissimo ma che mi dà un'angoscia da togliere il fiato. Poche le case che mostrano segni di vita, almeno nel centro del paese, e le presenze sono costituite dalle sculture che un artista, che qui ha installato il suo laboratorio, ha collocato alle finestre vuote piuttosto che dai pochi passanti, principalmente turisti di passaggio. Qui le assenze si sentono più delle presenze. Ma siccome ho bisogno di almeno un briciolo di speranza, non posso non notare un cantiere: qualcuno sta mettendo mano ad una casa a due passi dalla chiesa di san Giorgio.


Quando abbiamo parcheggiato l'auto abbiamo subito notato una trattoria che sembra avere diverse caratteristiche che la rendono degna di nota: tavoli all'aperto sotto il pergolato di forma irregolare situato sulla sommità di un muro di sostegno che affaccia sulla strada principale, con vista sul borgo (e non sulla centrale a carbone, parzialmente coperta). La cucina sarà all'altezza? La risposta è si. Per Martina gnocchi di patate allo spezzatino, mentre io e Sara ci dedichiamo al tartufo, cui avevamo rinunciato a Pinguente. Tagliata di manzo al tartufo per lei e frittata al tartufo con focaccia fatta in casa per me. Come dessert mi servono plominski krafi, dei tortelli con ripieno dolce. Ripartiamo entusiasti.


Superata Buzet arriva anche la pioggia, che in Slovenia si fa incessante e fittissima. Nonostante questo su Maps impostiamo il percorso senza pedaggi, stanchi di pagare il balzello alle autostrade slovene, e attraversiamo i paesi di Gabrovizza e Osp prime di rientrare in Italia tramite il valico secondario vicino alla frazione di Crociata e raggiungere una allagata periferia triestina.

Il pernottamento sarà a Sales. Chissà com'è, ma ultimamente finiamo sempre in questo minuscolo borgo carsolino. non siamo però attrezzati per la cena e a costo di rischiare di strafare saremo a cena fuori anche stasera. Vogliamo andare sul sicuro: un altro corso e ricorso della vacanza, appena rientrati in Italia da un viaggio in Croazia ci rifugiamo alla trattoria Sociale di Prosecco. Visto il repentino abbassamento della temperatura stavolta ci sediamo all'interno, tra le accoglienti pareti rivestite in legno che ci regalano quasi un anticipo di autunno.



martedì 10 ottobre 2023

Cherso, corsi e ricorsi - 7. Ultimi giorni sull'isola

 Cherso (Croazia), 27/08/2023

Dodici anni fa, appena arrivati sull'isola di Cres, la prima tappa fu Valun. Ci torniamo ma stavolta, lasciata l'auto al parcheggio, non ci dirigiamo verso l'abitato ma teniamo la sinistra per scendere verso Valun Beach. Spiaggia comoda, anche se un po' più affollata di quelle viste negli ultimi giorni. Al paese ci andiamo nella pausa dopo il pranzo, non prima di esserci fermati in un chiosco per assecondare la nuova passione di Leo: Snjeguljica, un gelato sullo stile del "nostro" Mottarello, tanto per intenderci. Io invece scelgo un Macho al gusto cioccolato ed arancia. In vacanza all'estero, anche il gelato confezionato ha il suo fascino esotico.


La domenica, ultimo nostro giorno sull'isola, ci dedichiamo alla "nostra" spiaggia sotto casa (incluso giro in pedalò) e ad un ultimo giro per la città di Cherso. Il nostro appartamento è a soli cinque minuti a piedi dal centro, che ci siamo goduti quotidianamente anche svolgendo le varie commissioni e spese: la krempita per la colazione, una bottiglia di malvasia istriana, del miele alla salvia da portare a casa e... crema all'arnica (l'età avanza anche per noi). Un ultima passeggiata è però d'obbligo, tra la fontana Jadran, che tanto piace ai bambini, la vicina e pittoresca loggia, fino alla Pjaceta, uno di quegli angoli nascosti dove non ci sono monumenti particolari, però... però.






mercoledì 4 ottobre 2023

Cherso, corsi e ricorsi - 6. Gita in barca

 Cherso (Croazia), 25/08/2023


La morfologia dell'isola di Cres rende di difficile accesso buona parte delle spiagge per chi ha due bambini di quattro ani al seguito. Per questo motivo decidiamo di giocarci l'opzione gita in barca, scegliendo tra le varie offerte che si possono trovare al porto della città di Cherso.


Il ritrovo è nel primo pomeriggio poco prima dell'ingresso al mandracchio. Destinazione: le spiagge di Lubenice e della Plava Grota (la grotta azzurra). Entrambe le calette sono raggiungibili con sentieri di moderata difficoltà dall'abitato di Lubenice, quasi 400 metri di dislivello e, rispettivamente, 50 minuti e un'ora e mezza di cammino. La spiaggia di Lubenice ce la ricordiamo bene, e quando arriviamo guardiamo l'abitato appollaiato lassù, in cima alla rupe, e ci diciamo: "però"!


La Plava Grota invece è una novità anche per noi. C'è un discreto traffico di imbarcazioni intorno alla grotta: d'altra parte siamo ancora in agosto ed il turismo, sull'isola di Cherso, si concentra nel periodo estivo, come ci conferma il nostro capitano: "il periodo di Pasqua per la nostra attività è trascurabile, ci attiviamo in giugno". Ed infatti passa le vacanze di Natale sulle Alpi e quelle di Pasqua in Toscana. In estate invece arriviamo noi...


Se si escludono i venti minuti di traghetto da Brestova e Porozine, questo è il primo viaggio in barca per i gemelli. Il mare è tranquillo e direi che l'esperienza è positiva: Leonardo si addormenta già all'andata, cullato dalle onde, mentre al ritorno anche MArtina sta per cedere... ma ormai siamo in vista del porto di Cres.



domenica 1 ottobre 2023

Cherso, corsi e ricorsi - 5. Il mondo sottomarino di Bijar

 Cherso, 24/08/2023



Il nostro ritorno sull'isola di Cherso è caratterizzato da nuove scoperte e da ritorni, come quello ad Osor (Ossero). Dopo la sempre gradevole passeggiata fino alla piazza ed una sosta in una pekarna per fare scorta di burek per pranzo, però, stavolta non ripartiamo verso l'estremità sud dell'isola ma prendiamo il percorso pedonale che dalla chiesa di Santa Maria, in pochi minuti, porta alla baia di Bijar.






La spiaggetta non è dotata di servizi in loco ma come dicevo è a 250 metri dal paese, mentre in direzione opposta ad un centinaio di metri, sopra il porticciolo, si trova il camping Bijar. Questo la rende frequentata anche da famiglie. Di fronte a noi, la bella vista sull'estremità settentrionale dell'isola di Lussino. Alle nostre spalle, direttamente sulla spiaggia, le rovine del Monastero di Santa Maria degli Angeli rendono particolare il sito. Ma soprattutto, a sorprenderci sono i fondali marini e la grande varietà di pesci, che renderanno Bijar, da questo punto di vista, la più significativa tra le spiagge visitate. Martina rimane incantata dal mondo sottomarino di Bijar e tutti noi ci concediamo lunghi bagni, tanto che a metà pomeriggio siamo già pronti per il rientro in paese, giusto in tempo per il piccolo spettacolo dell'apertura del ponte girevole.



sabato 30 settembre 2023

Cherso, corsi e ricorsi - 4. Cin cin

 Cherso (Croazia), 23/08/2023


Dalla spiaggia sotto casa la sponda opposta della baia di Cherso è così vicina che potrei tranquillamente raggiungerla a nuoto, facendo solo attenzione alle imbarcazioni che entrano ed escono dal porto. Sembra che ci stia chiamando da alcuni giorni, così decidiamo di raggiungerla (via terra, però).

Oltrepassiamo la Marina ed eccoci nel fondo dell'insenatura, laddove l'acqua è limacciosa e la terraferma è occupata da alcuni orti. Qui parte un percorso ciclopedonale lungo la costa, mentre la strada carrabile si fa più impegnativa (e sconsigliabile per auto come la nostra) e sale sul versante della collina per poi ridiscendere presso la spiaggia di Dražica.



Ci incamminiamo ai piedi della collina dominata dagli ulivi, fino a raggiungere la pineta che costeggia il mare in prossimità della pittoresca caletta di Dražica, dove si trova anche un bar essenziale. Da qui la vista spazia sul campeggio Kovačine, sull'abitato di Cherso e sulla Marina.



Queste serate le stiamo dedicando alla città di Cherso e a tutti i piaceri che può offrirci: una passeggiata lungo il perimetro del Mandrac, una palačinka guardando le barche ormeggiate, la ricerca di una piazzetta che avevamo tanto amato... In uno slargo di Ribarska Ulica ci imbattiamo per caso in un concerto di un gruppo folk. I bambini ballano e si divertono sulle note di "Con la supa istriana" del cantante Elio Pisak (che scopriremo essere nativo proprio di Pinguente) e capiamo subito che questo pezzo sarà destinato a diventare il tormentone della nostra vacanza. Infatti rientriamo canticchiando: stasera faremo cin cin...



venerdì 15 settembre 2023

Cherso, corsi e ricorsi - 3. Frondi

 Cherso (Croazia), 21/08/2023


Dalla terrazza del nostro appartamento si intravede il mare, tra le altre case e la strada, ad un centinaio di metri davanti a noi. Un altro centinaio di metri lungo la passeggiata lungomare che dalla città porta al Kamp Kovačine e raggiungiamo la caletta situata all'ingresso del campeggio, con la sua piccola spiaggia di ciottoli e la pineta retrostante.



Questo è il mare dove facciamo i nostri bagni quotidiani, ma si sa, non siamo molto stanziali, ed oggi scendiamo lungo la costa occidentale dell'isola. Lasciamo la strada principale, attraversiamo il villaggio di Stivan ed eccoci a Miholašćica. Ci fermiamo sulla lunga spiaggia in ciottoli per fare il bagno nel bel mare blu con vista sull'isolotto di Zeča. Qui c'è anche un bar, molto spartano, dove però ci concediamo i primi cevapčići della vacanza. Un chilometro più a nord, invece, si trova il villaggio di Martinšćica, dove ci facciamo una sosta con gelato e Cockta prima di rientrare.



Mio padre andava matto per i Frondi, piccoli wafer della fabbrica dolciaria Kraš. Dopo il 1990 non li abbiamo più trovati sugli scaffali dei market della ex-Jugoslavia. Li abbiamo cercati più volte insieme. Quando ho iniziato a venire da solo da queste parti ho provato e riprovato, per portarglieli a casa, ma senza successo. Anche "dopo" ho continuato, come se glielo dovessi. Stasera, nel ritrovarmeli di fronte come se nulla fosse in un market locale, mi sono commosso. Era una di quelle cose che credevo non avrei più rivisto, come la Cremo in serie A, d'altra parte... Biagio Antonacci cantava che certe cose non tornano più, ma certe altre sì, evidentemente. Ed oggi, che tutti noi scriviamo quattro cazzate sui social illudendoci che ci siano folle oceaniche che ci leggono, ed invece... Io scriverei solo per lui, e mi sembra ingiusto che chiunque possa leggere ma non lui, con cui vorrei parlare... non dei massimi sistemi, non dei valori che ho ereditato, ma semplicemente del fatto che i Frondi sono ritornati. Comunque sia, affido lo stesso queste parole alla rete, al vento, a quel che è, non si sa mai.



martedì 12 settembre 2023

Cherso, corsi e ricorsi - 2. Tramonto dietro l'Istria 2023

 Cherso (Croazia), 19/08/2023

Mi sveglio prima di tutti ed ho tempo di andare a fare la spesa al Plodine in fondo alla strada. Dopo il conto del ristorante di ieri sera ho già un secondo riscontro: se Schengen segna un punto a favore della Croazia come meta di vacanze, per l’euro vale l’esatto opposto. D’altra parte già a metà gennaio leggevo di proteste per i rincari seguenti al passaggio dalle kune alla valuta europea.


E’ già tempo di lasciare Buzet. Attraversiamo Roc, Plomin, scendiamo a Brestova e ci imbarchiamo per Cherso. Che è poi (non l’ho ancora scritto) la meta principale del nostro viaggio.


Appena sbarcati a Porozine ci imbattiamo in una lunga coda per l’imbarco in senso opposto: d’altra parte è il primo sabato dopo ferragosto. Per noi nessun problema, solo i lavori in corso per l’ampliamento della strada, che effettivamente dall’incrocio per Beli fino al porto settentrionale dell’isola è piuttosto stretta.


Arrivati a Melin, insediamento residenziale-turistico a settentrione del centro storico di Cherso, ci fermiamo a mangiare calamari alla griglia nell’attesa che preparino la nostra stanza, dopodiché ci fiondiamo in spiaggia per il primo, meraviglioso viaggio della vacanza.




“Sarebbe bello tornare con dei bambini, un giorno”, ci siamo detti dodici anni prima di lasciare l’isola di Cres. Ed io, scherzando (ma non troppo) racconto spesso la scena del mio primo tramonto sull’isola, sostenendo che in quel momento ho pensato per la prima volta che ero pronto per avere dei figli. Dopo dodici anni, per certi aspetti anche travagliati ma con anche delle soddisfazioni impagabili, rieccoci qua, di nuovo a goderci quel tramonto, stavolta in quattro, a poche centinaia di metri da dove ci trovavamo nel 2011. Diciamo che il romanticismo di questa scena è interrotto da incombenze dettate dagli aspetti meno poetici dell’essere genitori, ma va bene così. Per noi essere qui, oggi, ha un valore speciale.

sabato 12 novembre 2011

Tra Quarnaro ed Istria via terra e via mare - 13. Qualcosa che somiglia alla felicità

Labinci, 30/8/2011
Ripercorrendo in senso inverso la strada che attraversa longitudinalmente le isole di Lussino e Cherso ci sembra di riavvolgere il nastro, se non di tutto il nostro viaggio, quantomeno degli ultimi otto giorni. Alla radio Tamara Obrovać, cantante e musicista jazz-folk istriana, introduce la prossima meta.
Difficile trovare qualcuno che parli con cognizione di causa ed in maniera equilibrata di Istria. Da un lato c’è chi commemora con ostentata commozione le vittime delle foibe, scordandosi dell’italianizzazione forzata e delle violenze perpetrate ai danni delle popolazioni di lingua slava durante il fascismo, che hanno creato i presupposti storici perché ciò avvenisse. Dall’altro c’è chi arriva ad inneggiare alle foibe, ignorando che quanto è avvenuto in Istria dopo la Liberazione è andato al di là delle rappresaglie politiche sfociando in qualcosa che somiglia molto a una pulizia etnica; a pagare non furono solo italiani compromessi col fascismo.

Dal traghetto appena salpato dal porto di Porozine non vogliamo guardarci alle spalle, anche se Cres ci è rimasta nel cuore, ma guardiamo avanti, verso il profilo della costa istriana che si avvicina lentamente. Di fronte a tanta bellezza riescono incomprensibili la violenza e la cattiveria che hanno rotto l’equilibrio tra popolazioni che bene o male avevano vissuto a lungo fianco a fianco.

Ecco il porto di Brestova, ecco l’Istria, corteggiata a lungo durante questo viaggio ed ora terra sotto i nostri piedi. Percorriamo la costa fino al fiordo di Plomin, poi ci dirigiamo verso l’entroterra. Ci fermiamo a Beram, poco distante da Pazin (Pisino); ero già stato qui qualche anno fa con i miei genitori ed avevamo visitato una chiesetta in mezzo al bosco, caratterizzata dalla presenza di interessanti affreschi. Oggi invece lo scopo della nostra sosta è un pranzo a base di specialità istriane; ci sediamo sotto il portico di un ristorante, accolti da un intenso profumo di tartufi, ed ordiniamo due piatti di fuzi (tipica pasta locale) al ragù di cinghiale.


A Tar (Torre) chiediamo ad un uomo sulla sessantina dove possiamo trovare una camera. Questi, esprimendosi in anglo-croato e tracciando con gesti vigorosi una mappa sul piazzale ghiaioso ci indica dove andare. Si tratta di un’agenzia familiare che però apre tra mezz’ora. Ci fermiamo a riposare nei giardini pubblici. Dal bar di fronte arrivano i canti impastati di alcool di due avventori che si stanno intrattenendo con la procace e provocante barista.

All’agenzia ci procurano un appuntamento per le 19 con una signora di Labinci (Santa Domenica), un altro paese dell’entroterra a pochi chilometri da Tar. Abbiamo il tempo per arrivare a Santa Marina, tra il porticciolo di Vabriga (Abrega) ed il camping per naturisti Solaris, e starcene un po’ in spiaggia. Ho anche un flash-back della mia infanzia e riconosco il punto esatto in cui mia madre scattò una foto a me e mia sorella.


La signora Angela e la figlia Erika sono molto cordiali e dopo essersi fermate a parlare un po’ ci mostrano la nostra camera. Mi affaccio dal balcone; alla mia sinistra la tipica chiesetta istriana, con le campane in cima alla facciata. Di fronte un uliveto. Sulla destra, oltre il profilo di Torre, il sole che tramonta sull’Adriatico. Per me, è qualcosa che somiglia alla felicità.

La sera passeggiamo per Novigrad (Cittanova), tipica cittadina di origine romanica della costa istriana, visibilmente influenzata dal dominio veneziano, situata su un promontorio proteso verso il mare. Per strada c’è parecchia gente, e la serata è movimentata da alcune installazioni di arte contemporanea ed alcuni concerti.

Rientro da Cittanova. Ad Antenal, dopo la curva in fondo alla discesa, si svela il promontorio occupato dai campeggi Lanterna e Solaris e la strada si tuffa tra lo stagno di fianco alla foce della Mirna ed il mare. Ed un pensiero mi passa per la testa: la bellezza di questa terra ancora intatta, indipendentemente dai re, dai dittatori e dai presidenti che pretenderanno di comandarla, pronta ad ospitarmi ogni volta che vorrò tornare.

domenica 23 ottobre 2011

Tra Quarnaro ed Istria via terra e via mare - 10. Tra Cherso e Lussino

Lussinpiccolo, 27/8/2011

Nerezine è un grazioso porticciolo a metà strada tra Mali Lošinj e Osor. Ci fermiamo per acquistare una bottiglia di travarica (grappa alle erbe) e a guardare una mostra nella piazza principale, poi ripartiamo.

Nel caso non si fosse ancora capito, tra Cherso e Lussino ho già stabilito quali sono le mie preferenze, anche se siamo arrivati a Lussinpiccolo da meno di ventiquattro ore. Inoltre dobbiamo ancora esplorare l’estremità meridionale di Cres, la cui visita è stata rimandata ad oggi per ragioni pratiche.

Superiamo quindi Osor e seguiamo le indicazioni per Punta Križa. Ed è di nuovo Cres: di nuovo terra rossa, pietre, muretti a secco, uliveti, fino ad una spiaggia di ghiaia finissima che, una volta entrati in acqua, ci svela un inaspettato (e quasi unico in terra croata) fondale sabbioso.

Mentre Sara si gusta un cornetto della Ledo (la marca di gelati che ha come simbolo l’orsacchiotto bianco, presente un po’ ovunque in queste isole) provo a contattare l’amico Virginio, che dovrebbe arrivare a Cherso in questi giorni. Poi pianifichiamo il pomeriggio, decidendo di fermarci a Osor sulla via del rientro.

Osor (Ossero) è stata a lungo il porto principale di Cres, prima di affrontare un lungo periodo di decadenza, solo parzialmente arrestatosi negli ultimi anni grazie all’attività turistica e culturale (in particolar modo musicale). Giusto domani sera nella chiesa principale ci sarà uno dei concerti del festival estivo organizzato nella cittadina. Ci affacciamo all’ingresso principale, costellato dai consueti divieti: di usare il cellulare, di entrare con i cani, di mangiare il gelato, di entrare con il costume da bagno… Ma proprio sotto l’altare c’è un uomo a torso nudo che sta accordando il pianoforte (e lo strumento lascia intravedere una ragguardevole pancia).

Percorriamo le strade cittadine, piene di statue e di busti di musicisti famosi, sino ad arrivare al ponte girevole che collega Cres e Lošinj, giusto in tempo per assistere alla sua apertura. Il piccolo spettacolo, che richiama quotidianamente due piccoli gruppetti di curiosi sulle due sponde del canale, si ripete ogni giorno alle 9 e alle 17, consentendo alle imbarcazioni di passare da un’estremità all’altra del canale. Un ponte analogo si trova a Lussino, a poche centinaia di metri dalla nostra camera.

Attendiamo che il ponte venga richiuso per tornare a Lošinj, fermandoci nuovamente a Nerezine per un ultimo bagno. Restiamo a guardare i ragazzini che instancabili continuano a saltare fuori e dentro dall’acqua, interrotti di tanto in tanto dai pacati richiami dei genitori. Il sole tramonta sulla piccola baia e sulla spianata in cemento del molo e mi coglie immancabile una punta di nostalgia per le estati della mia infanzia.

Tornando a Lussinpiccolo leggo le targhe delle auto che incrociamo: Germania, Croazia, Olanda, Italia… La vacanza in Croazia nel mese di agosto è un’esperienza cosmopolita. In giro c’è ancora molta gente, anche se siamo ormai a fine mese. Sono soprattutto tedeschi e italiani, oltre al turismo interno croato, ma abbiamo incontrato turisti provenienti un po’ da tutta l’Europa. Per esprimermi ormai uso un mix di tutte le lingue che conosco almeno un po’, cui ora si aggiunge anche qualche parola di croato… ma l’importante è farsi capire.

E “šlivovica” la celere cameriera lo capisce benissimo, mentre cerco di sentirmi un po’ più balcanico, qui, sul lungomare di Mali Lošinj.

Tra Quarnaro ed Istria via terra e via mare - 9. Come il geco

Lussinpiccolo, 26/8/2011

Cupavci: altra “mattonella” da slastičarnica balcanica, formata da strati di cioccolato, crema e cocco. La colazione giusta per fare il pieno di energie, rimettersi al volante e attraversare Cres in direzione sud fino a raggiungere Osor.

Le isole di Cherso e Lussino, un tempo unite da una sottilissima striscia di terra proprio dove sorge l’abitato di Osor, sono ora separate da un canale largo appena undici metri e lungo una trentina. Senza quasi rendercene conto, eccoci sull’isola di Lošinj. La prima differenza che salta all’occhio è la vegetazione, che qui è più ricca rispetto a quella di Cres. Gli uliveti sparsi tra le pietraie fanno posto ai pini marittimi; inoltre, tra gli oleandri e i fichi, fanno la loro comparsa palme e bouganvillee.

Troviamo una camera a Mali Lošinj (Lussinpiccolo). Dobbiamo far fronte ad una serie di bisogni imposti dal nostro corpo: fame, stanchezza, sonno, caldo. Diamo la precedenza al cibo, invogliati dall’odore del sughetto che sta preparando la padrona di casa (ma tra carni alla griglia e pesce, anche noi non ci stiamo facendo mancare nulla). Dopodiché ci riposiamo un po’, finalmente su un letto decente. Infine percorriamo il sentiero che dalla casa porta direttamente agli scogli della costa orientale dell’isola. Ci troviamo nel tratto più stretto di Lussino, alla periferia settentrionale di Lussinpiccolo. Davanti a noi barche e motoscafi si infilano nel braccio di mare compreso tra Lošinj e l’estremità meridionale di Cres, mentre alle nostre spalle di tanto in tanto suona la sirena di qualche nave in partenza per altre città dell’Adriatico.

Lussino ci è apparsa fin da subito meno aspra e selvaggia di Cherso. L’isola non ha insediamenti antichi come Cres, Beli e Lubenice e la sua economia non è storicamente basata solo su agricoltura e pesca ma anche sull’attività degli armatori e sul turismo (fin dalla metà dell’ottocento, quando Lussino era meta prediletta degli Asburgo).

Anche la città di Lussinpiccolo sembra molto diversa da quella di Cherso. Si tratta di un porto più importante e di una meta più rinomata, e al fianco delle barchette dei pescatori e dei turisti fanno la loro comparsa dei lussuosi yacht, evidenti simboli di un’ostentazione di ricchezza assenti a Cres. Di conseguenza anche i locali che si affacciano sul lungomare puntano ad una clientela differente. Trattandosi poi di una città di dimensioni maggiori ma di storia più recente non manca qualche bruttura architettonica, anche se isolata. Il profilo delle case allineate ai lati dell’insenatura intorno a cui si sviluppa Mali Lošinj è comunque molto gradevole.

La sera ceniamo a fianco di una coppia di vicentini. Mi piace la loro parlata semplice ed il loro atteggiamento curioso. Si inizia col parlare di calcio (le tifoserie organizzate di Cremonese e Vicenza sono da tempo gemellate), per poi passare alle grotte carsiche (il nostro nuovo amico è appassionato speleologo), concludendo poi con un discorso sulla politica di Tito nella gestione dei rapporti tra popolazioni di differenti religioni. “Quando i popoli non vanno d’accordo è perché così vuole chi comanda”. Una sacrosanta verità, dichiarata con la naturalezza dell’accento vicentino sotto una stellata adriatica.

“Ci vediamo tra qualche anno in Serie A”, mi dicono congedandosi. In realtà so che la Cremo inizierà il campionato con sei punti di penalizzazione per lo scandalo del calcio scommesse. Una delle ultime notizie che ho letto prima di partire e staccare totalmente la spina.

Ma camminando sul lungomare poco fa qualche occhiata sulle prime pagine dei giornali e sui maxischermi dei bar mi è scappata. Gheddafi assediato a Tripoli. Finale di Supercoppa Europea, Barcellona e Porto sullo 0-0 dopo 7’. Basta così. Farò come il geco sul muro qui davanti a noi e me ne starò appiccicato alla mia dimensione parallela. Non voglio sapere altro. A poche centinaia di metri da qui la bella vita ostentata sugli yacht e la morte raccontata sui giornali, elementi che dall’inizio del viaggio non avevo più considerato. Ma io sono già fuori dal loro tempo.

martedì 18 ottobre 2011

Tra Quarnaro ed Istria via terra e via mare - 8. Delfini e grifoni

Cherso, 25/8/2011

Quando da piccolo venivo in vacanza in Jugoslavia con i miei genitori il turismo non era sviluppato come lo è oggi in Croazia. Ai tempi le targhe italiane avevano ancora la sigla della provincia e quando si incontravano altri cremonesi (generalmente in un mese non accadeva più di due volte) era d’uso salutarsi con un colpo di clacson. Un’auto col CR impresso sulla striscia blu della targa la vediamo lungo la strada che porta a Valun. Ma siamo appena scesi dalla macchina per fare delle foto e non possiamo clacsonare come un tempo. Peccato.

Pernat, o Pernata, è un villaggio davvero fuori dal tempo. Muri in pietra diroccati, qualche orto, poche case abitate, alcune stanze affittate a turisti alla ricerca della massima tranquillità. Un uomo sulla sessantina ci saluta e ci offre prima una camera, poi olio, vino e birra. “Troppo caldo per l’alcool”, gli rispondiamo, e per la stessa ragione ci rimettiamo in viaggio – lasciandoci guidare dalla toponomastica romanica – alla volta dell’antica Hibernica (invernale), oggi Lubenice. L’antica denominazione è dovuta al fatto che il borgo, arroccato in posizione panoramica sul mare, è spesso battuto dai venti.

Anche l’isola di Cres è attraversata da numerosi sentieri per chi vuole fare del trekking. Dall’Eko-centar di Beli ad esempio partono numerosi percorsi che si snodano tra gli uliveti intorno al villaggio, mentre da Lubenizze si possono raggiungere alcune pareti per il free-climbing, un paio di grotte ed una bella spiaggia di ciottoli bianchi (ricordate di portarvi

gli scarponi da montagna).


Dopo Krk, facciamo il coast to coast anche a Cres. Ripercorriamo la stretta strada interna delimitata da muretti a secco, che ci offre anche delle belle visuali sul lago di Vrana. Per un attimo perdiamo l’orientamento e lo confondiamo con una delle tante insenature dell’isola per via del suo blu intenso. Si tratta invece dell’unica fonte di approvvigionamento idrico di Cres (ed in quanto tale ne è precluso l’accesso, al fine di garantire la purezza delle acque).

Superato il villaggio di Orlec percorriamo una discesa che porta verso il mare; ancora muri in pietra, uliveti, la carcassa di una Yugo senza targa. Poi ad un certo punto si apre davanti a noi una distesa di pietraie e arbusti, delimitati da una serie infinita di muretti a secco, che si arrestano solamente a ridosso delle scogliere a strapiombo sul mare più azzurro tra quelli visti sinora. Poco distante dalla costa vediamo un branco di delfini di passaggio. In lontananza i profili delle isole di Krk, Pag, Rab e di altri isolotti minori si stagliano contro quello più alto del massiccio del Velebit, sulla Croazia continentale. Ringraziamo di cuore i due ragazzi austriaci di ieri per averci suggerito di venire fin qui.




Il biglietto per la torre di Cherso ha validità annuale. Siccome dobbiamo a malincuore ammettere a noi stessi che è improbabile tornare qui entro il prossimo agosto – e questa è la nostra ultima notte in città – approfittiamo dell’occasione per tornare in cima a fare qualche foto in notturna.

Il grifone nasce sull’isola di Cres, dove rimane fino a un anno di età. Successivamente migra verso la Grecia, la Sicilia, la Spagna, il Nord Italia, fino a raggiungere l’Austria. Torna poi a Cherso per l’accoppiamento; una fedeltà che gli è valsa l’onore di diventare uno dei simboli dell’isola.

Un gran bell’itinerario, non c’è che dire. Quanti posti che vorremmo rivedere! Ma siamo ancora a metà del nostro viaggio, ed è presto per fantasticare su quelli a venire. E come i grifoni – per motivi anagrafici più vicini all’età dell’accoppiamento che a quella dello svezzamento, ma pure con l’entusiasmo dei bambini – abbiamo sorvolato l’isola, planando lungo discese che offrono meravigliosi scorsi di mare; e pure ora dall’alto ci godiamo lo spettacolo delle luci serali che animano l’estate di Cres.