Capiamo subito che i nostri appunti, che contemplavano la visita di circa metà del territorio corso, li possiamo stracciare. Le due settimane scarse a nostra disposizione saranno sufficienti a malapena per visitare le zone principali di Capo Corso. Che poi, nell’immaginario italiano, sarebbe “il dito”, ovvero la lunga penisola a nord di Bastia.
Il programma è semplice. Quando non vogliamo prendere la macchina scendiamo alla spiaggia sotto casa, la graziosa caletta di Miomo mai affollata, per quanto attrezzata con alcuni giochi galleggianti per bambini (i nostri si affezionano particolarmente ad un gonfiabile giallo e verde con disegnata sopra una rana, che per loro diventa subito “Cra-cra”).
Chiariamo poi un equivoco: come già detto la nostra casa è a Miomo, e non a Lavasina, come era riportato in internet. Lavasina è un altro borgo costiero, il primo che si incontra andando verso nord, anch’esso con la sua caletta.
Dopo Lavasina ecco Erbalunga: la spiaggia ci colpisce meno di altre, ma il paese promette bene: torneremo presto.
La strada che sale verso Capo Corso è spettacolare: nei primi giorni, oltre ai paesi già menzionati, saliamo fino a Macinaggio, l’ultimo centro della costa orientale. Da qui partono diversi percorsi. Noi non raggiungiamo la spiaggia di Tamarone ma ci fermiamo in quella a nord del paese, ampia e sabbiosa, poco affollata e con particolari depositi di posidonia.
Più raccolta (e quindi con maggiore concentrazione di bagnanti) è Marina di Meria, piccola caletta con un misto di sabbia e sassi, minuscolo paese alle spalle e una torre all’orizzonte simile a quella di Miomo.


