sabato 10 ottobre 2026

Viaggio Cilento - 12. Il profilo di Gallese

 Gallese (VT), 27/8/2026

 

 

Che Cristo si è fermato ad Eboli lo sappiamo bene da Carlo Levi. La questione è affrontata a suo modo anche da Domenico Rea in uno scritto del 1957, pubblicato nel volume di Luisa Cavaliere intitolato Cilento – Una guida emozionale da Paestum e Velia, che sta accompagnando Sara in questo viaggio. Un libro che attraversa questa terra sotto molteplici aspetti e che ci è risultata utile per la nostra visita.

Tornando a Domenico Rea, per lui Cristo avrebbe dovuto fermarsi ancora prima, a Battipaglia, ultimo baluardo di civiltà secondo i racconti di alcuni suoi conoscenti: ma lui decise ugualmente di scendere verso il Cilento, rimanendo piacevolmente sorpreso prima di tutto sotto l’aspetto umano.

Oggi sembra anche a noi che Cristo si sia fermato... a Battipaglia. Solo che il viaggio lo stiamo facendo in senso inverso. Sarà il traffico che ci costringe ad affrontare a bassissima velocità la Piana del Sele, ulteriormente peggiorato (scopriremo dopo un coda che ci pare infinita) dal ribaltamento di un camion di pomodori sulla rampa di accesso all’autostrada, ma siamo tutti particolarmente insofferenti. Martina deve vomitare, così siamo pure costretti ad una sosta nella periferia di Battipaglia, e di fronte a certe brutture architettoniche viene voglia di vomitare anche a me. Per una volta non vedo l’ora di mettere più chilometri possibile dietro di noi.

 

In viaggi come questo bastano tre ore di auto ed alla prima sosta si viene catapultati in un nuovo microcosmo. Ce ne accorgiamo facendo il pieno tra Civita Castellana e Gallese, mentre un uomo sui quaranta racconta in marcato accento laziale improbabili avventure motociclistiche al benzinaio, che dal canto suo sembra subire in silenzio.

Pochi chilometri ed eccoci in vista del profilo di Gallese, a prima vista più integro di quello della vicina Orte che disturbò Pasolini al punto da mostrarlo come esempio nell’ancora attuale La forma della città.

 

Entrati in paese ci sembra che il centro sia genuino, non patinato ma tutto sommato vissuto. Certo, c’è dell’abbandono: “molti giovani sono scesi nei paesi a valle, oppure a Viterbo”, ci raccontano la signora Carla e un’amica mentre passeggiano per il centro. Eppure il borgo sembra ben conservato e, complice la serata estiva, nella piazza davanti al castello c’è parecchia gente. Ci sediamo per un aperitivo mentre i bambini giocano con amici appena conosciuti all’ultima ombra delle grosse paulonie e sui gradini della fontana. Aspettiamo che arrivi la sera e lasciamo i tavoli liberi per il torneo di tressette, prima di terminare il giro del centro e rientrare nell’appartamento che, come già accaduto la prima notte, conquista all’istante Martina e Leonardo: i due già ci chiedono se possiamo tornare anche qui e passarci più tempo. Io rispondo di sì, che lo faremo.



 

 


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