domenica 1 ottobre 2023

Cherso, corsi e ricorsi - 5. Il mondo sottomarino di Bijar

 Cherso, 24/08/2023



Il nostro ritorno sull'isola di Cherso è caratterizzato da nuove scoperte e da ritorni, come quello ad Osor (Ossero). Dopo la sempre gradevole passeggiata fino alla piazza ed una sosta in una pekarna per fare scorta di burek per pranzo, però, stavolta non ripartiamo verso l'estremità sud dell'isola ma prendiamo il percorso pedonale che dalla chiesa di Santa Maria, in pochi minuti, porta alla baia di Bijar.






La spiaggetta non è dotata di servizi in loco ma come dicevo è a 250 metri dal paese, mentre in direzione opposta ad un centinaio di metri, sopra il porticciolo, si trova il camping Bijar. Questo la rende frequentata anche da famiglie. Di fronte a noi, la bella vista sull'estremità settentrionale dell'isola di Lussino. Alle nostre spalle, direttamente sulla spiaggia, le rovine del Monastero di Santa Maria degli Angeli rendono particolare il sito. Ma soprattutto, a sorprenderci sono i fondali marini e la grande varietà di pesci, che renderanno Bijar, da questo punto di vista, la più significativa tra le spiagge visitate. Martina rimane incantata dal mondo sottomarino di Bijar e tutti noi ci concediamo lunghi bagni, tanto che a metà pomeriggio siamo già pronti per il rientro in paese, giusto in tempo per il piccolo spettacolo dell'apertura del ponte girevole.



sabato 30 settembre 2023

Cherso, corsi e ricorsi - 4. Cin cin

 Cherso (Croazia), 23/08/2023


Dalla spiaggia sotto casa la sponda opposta della baia di Cherso è così vicina che potrei tranquillamente raggiungerla a nuoto, facendo solo attenzione alle imbarcazioni che entrano ed escono dal porto. Sembra che ci stia chiamando da alcuni giorni, così decidiamo di raggiungerla (via terra, però).

Oltrepassiamo la Marina ed eccoci nel fondo dell'insenatura, laddove l'acqua è limacciosa e la terraferma è occupata da alcuni orti. Qui parte un percorso ciclopedonale lungo la costa, mentre la strada carrabile si fa più impegnativa (e sconsigliabile per auto come la nostra) e sale sul versante della collina per poi ridiscendere presso la spiaggia di Dražica.



Ci incamminiamo ai piedi della collina dominata dagli ulivi, fino a raggiungere la pineta che costeggia il mare in prossimità della pittoresca caletta di Dražica, dove si trova anche un bar essenziale. Da qui la vista spazia sul campeggio Kovačine, sull'abitato di Cherso e sulla Marina.



Queste serate le stiamo dedicando alla città di Cherso e a tutti i piaceri che può offrirci: una passeggiata lungo il perimetro del Mandrac, una palačinka guardando le barche ormeggiate, la ricerca di una piazzetta che avevamo tanto amato... In uno slargo di Ribarska Ulica ci imbattiamo per caso in un concerto di un gruppo folk. I bambini ballano e si divertono sulle note di "Con la supa istriana" del cantante Elio Pisak (che scopriremo essere nativo proprio di Pinguente) e capiamo subito che questo pezzo sarà destinato a diventare il tormentone della nostra vacanza. Infatti rientriamo canticchiando: stasera faremo cin cin...



venerdì 15 settembre 2023

Cherso, corsi e ricorsi - 3. Frondi

 Cherso (Croazia), 21/08/2023


Dalla terrazza del nostro appartamento si intravede il mare, tra le altre case e la strada, ad un centinaio di metri davanti a noi. Un altro centinaio di metri lungo la passeggiata lungomare che dalla città porta al Kamp Kovačine e raggiungiamo la caletta situata all'ingresso del campeggio, con la sua piccola spiaggia di ciottoli e la pineta retrostante.



Questo è il mare dove facciamo i nostri bagni quotidiani, ma si sa, non siamo molto stanziali, ed oggi scendiamo lungo la costa occidentale dell'isola. Lasciamo la strada principale, attraversiamo il villaggio di Stivan ed eccoci a Miholašćica. Ci fermiamo sulla lunga spiaggia in ciottoli per fare il bagno nel bel mare blu con vista sull'isolotto di Zeča. Qui c'è anche un bar, molto spartano, dove però ci concediamo i primi cevapčići della vacanza. Un chilometro più a nord, invece, si trova il villaggio di Martinšćica, dove ci facciamo una sosta con gelato e Cockta prima di rientrare.



Mio padre andava matto per i Frondi, piccoli wafer della fabbrica dolciaria Kraš. Dopo il 1990 non li abbiamo più trovati sugli scaffali dei market della ex-Jugoslavia. Li abbiamo cercati più volte insieme. Quando ho iniziato a venire da solo da queste parti ho provato e riprovato, per portarglieli a casa, ma senza successo. Anche "dopo" ho continuato, come se glielo dovessi. Stasera, nel ritrovarmeli di fronte come se nulla fosse in un market locale, mi sono commosso. Era una di quelle cose che credevo non avrei più rivisto, come la Cremo in serie A, d'altra parte... Biagio Antonacci cantava che certe cose non tornano più, ma certe altre sì, evidentemente. Ed oggi, che tutti noi scriviamo quattro cazzate sui social illudendoci che ci siano folle oceaniche che ci leggono, ed invece... Io scriverei solo per lui, e mi sembra ingiusto che chiunque possa leggere ma non lui, con cui vorrei parlare... non dei massimi sistemi, non dei valori che ho ereditato, ma semplicemente del fatto che i Frondi sono ritornati. Comunque sia, affido lo stesso queste parole alla rete, al vento, a quel che è, non si sa mai.



martedì 12 settembre 2023

Cherso, corsi e ricorsi - 2. Tramonto dietro l'Istria 2023

 Cherso (Croazia), 19/08/2023

Mi sveglio prima di tutti ed ho tempo di andare a fare la spesa al Plodine in fondo alla strada. Dopo il conto del ristorante di ieri sera ho già un secondo riscontro: se Schengen segna un punto a favore della Croazia come meta di vacanze, per l’euro vale l’esatto opposto. D’altra parte già a metà gennaio leggevo di proteste per i rincari seguenti al passaggio dalle kune alla valuta europea.


E’ già tempo di lasciare Buzet. Attraversiamo Roc, Plomin, scendiamo a Brestova e ci imbarchiamo per Cherso. Che è poi (non l’ho ancora scritto) la meta principale del nostro viaggio.


Appena sbarcati a Porozine ci imbattiamo in una lunga coda per l’imbarco in senso opposto: d’altra parte è il primo sabato dopo ferragosto. Per noi nessun problema, solo i lavori in corso per l’ampliamento della strada, che effettivamente dall’incrocio per Beli fino al porto settentrionale dell’isola è piuttosto stretta.


Arrivati a Melin, insediamento residenziale-turistico a settentrione del centro storico di Cherso, ci fermiamo a mangiare calamari alla griglia nell’attesa che preparino la nostra stanza, dopodiché ci fiondiamo in spiaggia per il primo, meraviglioso viaggio della vacanza.




“Sarebbe bello tornare con dei bambini, un giorno”, ci siamo detti dodici anni prima di lasciare l’isola di Cres. Ed io, scherzando (ma non troppo) racconto spesso la scena del mio primo tramonto sull’isola, sostenendo che in quel momento ho pensato per la prima volta che ero pronto per avere dei figli. Dopo dodici anni, per certi aspetti anche travagliati ma con anche delle soddisfazioni impagabili, rieccoci qua, di nuovo a goderci quel tramonto, stavolta in quattro, a poche centinaia di metri da dove ci trovavamo nel 2011. Diciamo che il romanticismo di questa scena è interrotto da incombenze dettate dagli aspetti meno poetici dell’essere genitori, ma va bene così. Per noi essere qui, oggi, ha un valore speciale.

lunedì 11 settembre 2023

Cherso, corsi e ricorsi - 1. No frontiere

 Pinguente (Croazia), 18/08/2023


Rimettiamo mano a questo blog dopo un'infinità. In mezzo, una pandemia mondiale, una crisi climatica sempre più conclamata, una guerra più o meno aperta tra potenze nucleari e... due figli che crescono. Noi in mezzo, a cercare bellezza e speranza laddove è sempre più difficile trovarle.


Avremmo anche parecchi arretrati che contiamo di recuperare, dando spazio alle foto di Sara - che su Instagram è sempre molto attiva - ed anche a qualcuna delle mie chiacchiere, prima che i ricordi vadano persi in mezzo a tutto il resto.



Viaggiamo come sempre cercando qualcosa di inedito anche su strade battute moltissime volte, come oggi a Dolo. Anche se la prima immagine è prettamente vintage: parcheggiamo dalle parti del Municipio e subito un cartello ci avvisa che la cabina telefonica davanti a noi verrà rimossa il 28/08. Se decidessimo di fare tappa anche al ritorno non la troveremmo più. Mi viene un irresistibile desiderio di... un'ultima telefonata.



Meglio però concentrarsi sulla cittadina alle porte di Venezia, ideale punto di partenza per una gita lungo la Riviera del Brenta o tra le ville palladiane. Il centro storico si trova infatti su un'isola fluviale e lungo un tratto della sponda settentrionale del Naviglio del Brenta. Ci accolgono il duomo di San Rocco e Villa Andreozzi Bon, poi attraversiamo il Brenta all'altezza dei mulini e passeggiamo tra i due rami del corso d'acqua, in mezzo ai vicoli impreziositi da numerose opere d'arte, prima di gustarci un tagliere di affettati locali.



Dopo pranzo i gemelli si addormentano in macchina e si perdono l'inatteso temporale rinfrescante sul Carso e l'arcobaleno che compare in terra slovena. Tagliamo in direzione Crastoglie per penetrare nel cuore della penisola istriana, attraversando nuovamente il confine dalle parti di Pinguente. Ma è un attraversamento rapido ed indolore. Dal primo gennaio anche la Croazia è nell'area Schengen e l'Istria diventa una meta molto più appetibile senza quelle lunghe attese alla frontiera, anche se, come a Rabuiese, anche entrando in Croazia rallentiamo visibilmente, in preda ad una sorta di timore reverenziale postumo.



La comoda casa dove pernotteremo stanotte è situata alla periferia di Pinguente (Buzet). Il centro è invece arroccato in cima ad un colle ed è servito da un parcheggio da cui una breve passeggiata con vista sulla valle della Mirna (il fiume Quieto) si raggiungono le porte della città vecchia. Passeggiamo a lungo per il pittoresco borgo: i gemelli (e anche noi, a dire il vero) si affezionano in particolare alla piazzetta di Vela Šterna.


Buzet è famosa per i suoi tartufi, ma a cena optiamo invece per fusi ai funghi, mentre Martina sceglie gnocchi al ragù: buongustaia! Il Terrano, invece, è solo per noi grandi!




domenica 30 agosto 2020

Bruxelles: nel cuore d'Europa

 Bruxelles (Belgio), 5.4.2019



Dal treno che collega l’aeroporto con la Stazione di Brussels Nord mi godo i primi esempi di architettura e paesaggio del Belgio. Per una volta sono io in viaggio per l’Europa per motivi di lavoro mentre Sara se ne sta a casa a godersi gli ultimi giorni di maternità. La conferenza finale del progetto sull’economia circolare che mi ha visto impegnato nell’ultimo anno e mezzo è giovedì, ma si parte il mercoledì per tornare il venerdì. Niente corse: chi ci capiterà di nuovo a Bruxelles? Anche se l’entusiasmo è stemperato dall’inquietudine: la mia carta di credito pare non funzionare. In città trovo conferma della cosa: cammino per il centro alla ricerca di una soluzione, mentre inizia a scendere la pioggia. Nonostante le circostanze avverse la Grande Place è stupefacente e, come si dice, vale da sola il prezzo del biglietto. Le facciate dei palazzi riescono a scintillare anche sotto il cielo bigio.




Mi rilasso (in parte: mi attende una giornata a conversare fitto in inglese!) verso sera, una volta risolti i miei problemi economici. Passeggiando per gli ampi viali della città, con l’ampio percorso pedonale e le file alberate a separare le due corsie, capito dalle parti di Santa Caterina. Alla ricerca delle tipicità gastronomiche belghe mi imbatto nelle meatballs (palle di carne, accompagnate da varie salse e, ovviamente, cavoletti di Bruxelles), oltre che nelle birre belghe. Cerco qualche marca introvabile in Italia e mi faccio trovare impreparato. Bisogna smaltire: andiamo perciò a vedere uno dei simboli della città, Mannekin Pis (l’Enfant qui pisse). Il bambino che orina allegramente all’angolo di due vie è più piccolo di quanto immaginavo, come sempre accade in questi casi. Mi perdo svariate volte, e non credo che c’entri la birra. Meglio rientrare, non prima di essermi procurato un po’ del celeberrimo cioccolato belga. Domani la conferenza inizia presto e guadagno la mia stanza incurante dell’incedere delle signorine che stazionano sotto la mia porta: meno sfacciate delle colleghe italiche, forse per via della temperatura, la loro presenza nei dintorni della metro di Yser è tuttavia piuttosto eloquente.




Colazione “intercontinentale” all’hotel all’angolo, convenzionato col mio e gestito da giapponesi: si passa dal pain au chocolat al miso, dal cappuccino al pane e formaggio. Ma ho altri pensieri: devo raggiungere Green Biz, uno dei tanti spazi in prossimità dei Docks che sono stati recuperati negli ultimi anni. Ci troviamo nella semi-periferia nord-orientale della città e qui il recupero delle aree dismesse si sta realizzando in maniera più assennata rispetto al centro, dove tra palazzi tipicamente belgi a tetti spioventi e chiese gotiche emergono prepotenti grattacieli moderni. L’architettura della capitale del Belgio è fatta anche di contrasti. C’è la zona dei “palazzi di vetro” sedi delle istituzioni europee, ci sono i quartieri universitari, c’è l’area dello stadio Re Baldovino (ex Heysel) e dell’Atomium, altro simbolo della città, che ho visto di sfuggita ieri dal treno.


L’incontro con i colleghi provenienti da vari paesi d’Europa è interessante, e tra break coffee e pranzi vari non mancano anche gli aspetti gastronomici. Una volta terminata la conferenza, però, definitivamente rilassato, la curiosità culinaria si riaffaccia. Passeggio tra la Place Royal e la zona del Sablon, due animate piazze ai piedi dell’omonima chiesa tipicamente gotica. Scopro altri imponenti palazzi, come il Palazzo di Giustizia o il Museo delle Belle Arti, simbolo di un Belgio che ha avuto un passato importante (va detto, anche sulle spalle della colonia del “Congo Belga”).

In una brasserie ordino infine vol-au vent: molto di più della semplice tartina cui siamo abituati, qui si tratta di un piatto unico farcito, anzi ricoperto di besciamella, pollo e funghi ed accompagnato con patatine fritte. Intorno a me, emblematici di questo quartiere, una tavolata di studenti ed una di colleghi di lavoro in qualche istituzione europea.



A Bruxelles ci si muove comodamente con la metro, che mi consente di raggiungere il quartiere di Ixelles. Anche qui, fuori dal centro, sono molti gli esempi di art nouveau, architettura che scopro essere di fatto nata qui. La zona è vivace, così come quella dei Marolles. Per raggiungere questo quartiere si rientra nel centro passando ai piedi dell’ultimo residuo della cinta muraria, l’imponente Porte de Hal. Al centro dei Marolles si tiene quotidianamente il grosso mercato dell’antiquariato, da segnalare se siete appassionati del genere. Proseguendo verso nord eccomi di nuovo ai Sablon. Torno volentieri in alcuni dei posti visitati nei giorni scorsi, prendendomi il tempo per guardarmi intorno alla ricerca di qualche acquisto. Non mancano gli spunti: il Belgio è terra di fumetti, di ciclisti… e di waffel, la tipica cialda ottima per una pausa caffè a metà mattina. Un ultimo saluto al Mannekin Pis (quest’oggi agghindato da mano ignota con una divisa a me sconosciuta.. omaggi di questo tipo sono piuttosto frequenti). Un passaggio dalla Grande Place (ad un balcone si affacciano strani individui a salutare la folla, componenti della famiglia reale?) e nell’animata Piazza De Brouckere.




E poi via verso l’aeroporto. Una Stella Artois, un pane scuro belga farcito, ma è già non luogo, è già casa che chiama.



martedì 21 luglio 2020

Le Marche in estate - 8. Cooperando


Senigallia (AN), 30.8.2018
Dopo il bagno mattutino è arrivato il momento di seguire i consigli di Alfio e Claudia e mettersi in viaggio in direzione entroterra. Arcevia è un nome che risuona familiare alle nostre orecchie perché nel territorio comunale, dalle parti di Piticchio, ha sede la Cooperativa La Terra e il Cielo, che rifornisce di pasta, vino, passate e numerosi altri prodotti il Gruppo di Acquisto Solidale di Cremona.
In realtà il territorio di Arcevia è molto esteso e comprende sette castelli, nei quali periodicamente vengono organizzate delle visite guidate. Il ritrovo è proprio nel capoluogo, abbarbicato in cima a una collina. Durante la giornata visitiamo il borgo di Palazzo, quello di San Pietro e quello di Loretello, tutti caratteristici ed ognuno con le proprie peculiarità. Verso sera ci imbuchiamo in un gruppo di insegnanti che sono qui in conclusione di un corso formativo e per i quali è stata organizzata la visita di Piticchio. Abbiamo anche l’occasione di visitare in anteprima il Museo dei Giochi Antichi, ancora in corso di allestimento ma già pieno di bambole, trenini e modellini di ogni tipo, raccolti negli anni dall’ideatore, che ha girato il mondo nelle vesti di inviato speciale.




 
 




Un consiglio per cena: la Cooperativa di pescatori Mare Azzurro, che ad oggi gestisce sei ristoranti self-service tra Romagna e Marche. A Senigallia la trovate nei pressi del Lungomare di Levante. Il menù dipende dal pescato del giorno, i prezzi sono particolarmente abbordabili, la qualità molto buona e le porzioni abbondanti, tanto che dobbiamo ricorrere alla classica “doggy box” in dotazione al ristorante. Serve altro?


Santarcangelo di Romagna (RN), 31.8.2018
Siamo ormai sulla via del rientro: c’è il tempo per il nostro ritorno a Santarcangelo di Romagna. Non aggiungiamo nulla rispetto al programma di due anni fa, ma la cittadina romagnola ci era piaciuta molto e ci ripassiamo volentieri. E poi questo viaggio, per ovvi motivi, è stato improntato su ritmi blandi e su un programma cauto. E l’anno prossimo? Come sarà? Dove andremo? Cosa ci potremo permettere? Penso a tutti i viaggi fatti fin dalla tenera età grazie ai miei genitori. Certo, loro erano più giovani dei miei quarant’anni… Le domande si allargano alla nostra gestione quotidiana. Sappiamo che avremo bisogno di aiuto. Il modello cooperativo marchigiano-romagnolo sarà di ispirazione?
Dubbi, perplessità, confusione, ma anche (soprattutto) felicità hanno affollato la nostra mente in questi giorni di vacanza. Ma guardiamo la strada davanti a noi una volta lasciata Santarcangelo, quella strada che ci riporterà verso casa. Un ritorno che ogni volta, al termine di un viaggio, viviamo come temporaneo. E aspettiamo dunque che la strada ci travolga con le sue sorprese, senza troppi programmi, che tanto poi la vita ci riserva sempre degli imprevisti...